Heroes FF / Italiano

004 // Chuck & Blair ~ This is the End, 4
Boh, non avevo mai scritto una ff R/NC17 (o che diavolo di rating è, insomma. RPG NC17 sì però, abbastanza :P), ma siccome qualcuno (una eryslash a caso? xD) insisteva, ho deciso di provarci comunque.

Titolo: Sua
Fandom: Heroes
Ship: Sylar/Maya
Rating: R/NC17
Prompt: doccia
Parole: 1350
Caratteri: 8563
EFP: link
Note: scritta per l'Italian P0rn Fest, o almeno .. ci ho provato eh xD Ed è pure la prima ff non-HP che scrivo e non Ron/Hermione. Miracle happens. Suppongo si possa definire la forza di Sylar.

La ff parziale è POSTATA QUI dove vanno anche gli eventuali commenti, sennò è tutta qua di seguito :)






SUA.

C'era solo lo scroscio costante dell'acqua a riempirgli le orecchie, rabbiosamente mischiato al prepotente battito del suo cuore.
Amava la perfezione di quella macchina umana alla quale stava dedicando tutto il suo tempo, detestava chi non arrivava a comprenderne i più reconditi segreti, ma non si era mai accorto di quanto una perfezione interna potesse rispecchiarne una esterna. Non stava riflettendo, non stava pensando, né calcolando, stava semplicemente seguendo l'istinto. Quella forza sconosciuta, invisibile, animalesca, ma allo stesso tempo tremendamente forte, morbosamente attraente. Come aveva potuto pensare di potercisi sottrarre?
Seguiva con maniacale attenzione le gocce d'acqua che scorrevano sul suo corpo, facendolo risplendere, come se fosse stata d'ambra. Non staccava gli occhi di dosso a quei rivoli bollenti che disegnavano casuali percorsi sulla sua pelle bagnata, seguendo il morbido incavo del suo collo, scivolando sulle sue spalle e poi più in basso, sulle perfette curve del suo seno, dei suoi fianchi... Gabriel Gray adorava le cose preziose, i pezzi rari, ricercati, e Maya, in quel momento, era la cosa più preziosa che avesse mai avuto.
Non sapeva se erano le sue mani che continuavano a vagare su di lui, con straordinaria sicurezza, o il tremore delle sue dita, le sue labbra umide, i suoi occhi socchiusi, i suoi capelli neri e lucenti... l'eccitazione lo stava decisamente travolgendo. Non era abituato a quel genere di cose, niente che esulasse completamente dal suo lavoro, dai suoi orologi, o dalle sue collezioni. Se fosse stato un po' più lucido, in quell'attimo, si sarebbe sentito grato... grato che una mente così perfetta, un potere così suadente, si fosse sposato con una forma così dannatamente attraente. Non gli interessava di ciò che potesse pensare o provare, troppo concentrato com'era a sfruttare al massimo quel momento, trarre tutto ciò che poteva da quello splendido giocattolo che gli era inaspettatamente caduto tra le mani, pregando di essere utilizzato e forse... forse rotto. E allora sarebbe diventata inutile, quando avrebbe finito, non sarebbe rimasto niente. Niente che valesse la pena utilizzare. Un gioco rotto non diverte nessuno. Non avrebbe fatto eccezione.
Affondò improvvisamente i polpastrelli nei suoi avambracci, serrando la presa su di lei. La sentì sospirare e protestare debolmente, ma non gli interessava. Perché avrebbe dovuto?
La spinse bruscamente all'indietro, costringendola ad appoggiare la schiena contro alla parete fredda della doccia, lontana dal getto d'acqua calda. Non si curò dei brividi che parvero scuoterla di punto in bianco... sentiva solo il battito furioso del sangue nelle tempie, l'eccitazione pervaderlo, e un profondo, inarrestabile desiderio di averla. Era stata così ingenua da seguirlo fin lì. Se gli avessero chiesto come erano arrivati a quel punto, non sarebbe stata in grado di rispondere. Era stato il sapore delle sue labbra a inebriarla a tal punto da farle dimenticare chi fosse, cosa stesse facendo o cercando. Si era semplicemente lasciata trasportare, senza fare domande, troppo presa dai suoi baci e dal contatto con le sue mani calde.
Alzò una mano, sfiorandole il viso in una lenta e pigra carezza. Cercò il suo sguardo col proprio, e quello che vide fu troppo... troppo. Non le chiese se era sicura, non le chiese se aveva cambiato idea, non gli interessava. Il punto di non ritorno era stato abbondantemente passato. L'aveva superato lei, quando l'aveva baciato, innescando un'inarrestabile serie di reazioni che avevano improvvisamente risvegliato in lui il desiderio... gli istinti più bassi sono impossibili da cancellare.
Schiacciò il suo corpo contro quello di lei, imprigionandola nella sua stretta, incredibilmente ferrea. Scese ad accarezzarle rudemente i seni con una mano, sentendo l'irrefrenabile bisogno di esplorare ogni singolo centimetro della sua pelle bagnata e profumata. Spostò la sua attenzione sul suo fondoschiena, preoccupandosi di disegnarne il profilo con una mano.
La sentì opporre resistenza, ma non se ne curò. Aveva ripreso a guardarlo solo in quel momento, con sguardo smarrito, non troppo divertita dalla sua urgenza.
Ma perché avrebbe dovuto preoccuparsene? Non aveva intenzione di renderle la cosa piacevole.
Le immobilizzò violentemente i polsi sopra la testa, impedendole di muoversi. Non servì a niente sentirla chiamare il suo nome, con quell'accento che aveva trovato così divertente. Povera, piccola, ingenua Maya, ma allo stesso tempo così letale e dannatamente fragile. La baciò sul collo, mordicchiandole la porzione di pelle dietro l'orecchio e spingendosi maggiormente contro di lei, palesando il suo evidente desiderio di possedere ogni singola cosa che la riguardasse. Il suo potere, il suo corpo... che differenza avrebbe fatto?
La costrinse ad aprire le gambe, lasciandole andare un polso e facendole scorrere una mano su una coscia, fino a raggiungere il suo ginocchio. La obbligò a sollevarla, senza chiederle il permesso. Stava continuando a ripetere il suo nome. Come avrebbe potuto dirle che non si chiamava più in quel modo? Apparteneva al passato, un passato che non aveva alcuna intenzione di rivangare. Cercò maggiore accesso al suo corpo, ignorando la leggera pressione delle mani di lei sul suo petto. Le baciò il seno, catturando le ultime gocce d'acqua che ancora le imperlavano la pelle. Non sarebbe stato in grado di resistere ancora per molto, non si ricordava che effetto facesse, non era successo spesso, mai aveva provato tanto bisogno di avere qualcosa. Qualcosa di vivo, fremente sotto le sue mani.
Si spinse bruscamente in lei, riaprendo di scatto gli occhi per poterla guardare. Restò immobile per una manciata di secondi, rendendosi a malapena conto dello sguardo smarrito di lei in risposta. Non la stava realmente vedendo. Un solo martellante pensiero gli riempiva la testa: era sua.
Sua.
Riprese a muoversi solo in quel momento. L'opposizione di lei si era trasformata in qualcos'altro, qualcosa di indecifrabile. Quel che era certo era che la pressione delle sue mani aveva cambiato totalmente direzione: se prima sembrava respingerlo, adesso era come se stesse tentando di attirarlo a sé, in un'insensata richiesta.
Fissò avidamente il volto di lei, le labbra dischiuse, i suoi continui sospiri, le sue unghie che premevano sulla pelle del suo petto.
La strinse convulsamente a sé, avvinghiandolesi possessivamente contro. Le passò una mano sulla nuca, coinvolgendola in un famelico bacio, mentre con l'altra accompagnava i movimenti dei suoi fianchi, sempre più frenetici e urgenti, in favore di un bisogno immediato che doveva solo essere soddisfatto.
Sua.
Avvertiva il suo corpo cercare di sistemarsi all'improvvisa intrusione. Aveva paura che si sarebbe messa a piangere, temeva di poter sentire quella sensazione di soffocamento stringergli il petto ancora una volta, i suoi occhi farsi improvvisamente neri, colmi di quella che amava definire morte. Morte nei suoi occhi.
Ma non accadde. Continuò a muoversi senza alcun riguardo, incoraggiato dai gemiti di lei, che si confondevano con i suoi, come suoni lontani ed indistinti, sconosciuti per la maggior parte, che si disperdevano nello scrosciare dell'acqua, nel vapore che appannava il vetro della doccia e che invadeva totalmente la stanza.
Avvampò di colpo, accaldato, mentre i suoi movimenti iniziarono a farsi più convulsi, sentendo lei assecondarlo quasi inconsciamente. Affondò le dita nella pelle morbida del suo interno coscia, spingendosi con maggior decisione, senza darle il tempo di respirare o riprendere fiato, sentendo i propri polmoni bruciare senza riguardo in un disperato bisogno d'aria.
Singhiozzò contro le sue labbra, mentre si stringeva a lui con entrambe le braccia. La sentì sussurrare il suo nome, ancora e ancora, come in una supplica, un'implorazione, una richiesta.
Sua.
Non rispose, limitandosi a portare a termine ciò che aveva iniziato. Si lasciò sfuggire un gemito più forte degli altri direttamente sulle sue labbra.
Il piacere aumentò vertiginosamente, mentre la spingeva contro al muro, arrivando quasi a sollevarla sotto l'impeto dei suoi gesti.
La sentì sospirare, ormai al limite della sopportazione mentre un senso di totale appagamento e soddisfazione gli invase le membra e il petto.
Si tese tra le sue braccia, inarcando la schiena, sfiorandogli il petto col proprio.
Si impossessò rudemente delle sue labbra, cercando la sua lingua con la propria, troppo desideroso di potersi imprimere nella mente che sapore avesse il possesso.
Era sua.
Tutta sua.


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